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Worlds Apart: speaking with Robin Hobb (and Megan Lindholm)

ASIM: Ciao Robin, grazie per aver accettato di parlare con noi. Ho cominciato a leggere i tuoi libri dalla trilogia dei Mercanti di Borgomago, e ho scoperto soltanto dopo i meravigliosi romanzi dell’Assassino. Mi ricordo quanto sono stata eccitata nel sapere che stavi rivisitando il mondo di Fitz nella serie dell’Uomo Ambrato. Cosa c’è nei tuoi libri che piace così tanto ai lettori, secondo te?
Robin Hobb: Oh, se avessi una risposta chiara alla tua domanda, imbottiglierei questo qualcosa e lo venderei! Penso che sia la domanda fondamentale che tutti i narratori si pongono: perché ai miei lettori è piaciuta questa storia e non quell’altra? Cosa rende questa una storia senza tempo e perché quell’altra svanisce ancor prima che le sue pagine vengano riciclate? Il solo fattore costante che ho ravvisato è che i lettori sembrano apprezzare di più le storie in cui ho investito maggiormente come scrittrice. Le volte in cui ho amato e ho avuto cura di tutti i personaggi, ho approfondito sempre più la storia, mi sono ritrovata a tirar su col naso e ad asciugare le lacrime nello scrivere certe scene, allora ho sentito che stavo scrivendo delle storie che avrebbero davvero raggiunto i lettori. Se gli scrittori potessero dosare quel qualcosa che è la risposta alla tua domanda, tutti i nostri libri sarebbero dei bestseller!

ASIM: I personaggi di cui scrivi mostrano tutte le sfaccettature della natura umana: non sono sempre amabili, non sono perfetti, fanno degli errori. Credi che questo contribuisca al successo dei tuoi libri?
RH: La porta che conduce il lettore all’interno della storia è spesso un personaggio con cui il lettore stesso può identificarsi. Se un libro riesce a creare questo legame, penso che i lettori si immergano più profondamente nella storia. Non c’è niente come quella consapevolezza terribile che ti fa dire “Stai commettendo un errore, ma credo che al tuo posto avrei fatto la stessa cosa!” Come lettrice, ho spesso problemi con quei protagonisti che diventano i migliori spadaccini in assoluto nell’arco di due o tre giorni. O che scoprono la loro magia ereditaria e quasi subito diventano incredibilmente potenti. Inoltre provo più gelosia che interesse verso quelle bellissime eroine che sono intelligenti, atletiche e ferrate nella magia. Oh, sicuro, come se non ne avessi già abbastanza nella mia vita di queste persone così sorprendentemente benedette! Perciò, come scrittrice, ho cercato di creare degli eroi che fossero più simili a me e alla gente che conosco. Devono sviluppare le loro capacità e, anche quando la loro magia è ereditaria, hanno bisogno di fare pratica, pratica e ancora pratica. E l’essere in grado di usare la magia o la spada non sempre significa essere abili nei rapporti umani. Per un lettore è più facile identificarsi nei personaggi che riescono a comportarsi da eroi nonostante i loro difetti, secondo me. Quei personaggi che talvolta sbagliano sono persone che io riesco a comprendere, e forse anche il lettore riesce a comprenderli altrettanto bene.

ASIM: Fitz (dai libri dell’Assassino e dell’Uomo Ambrato) è visto da molti lettori come un modello di perseveranza: continua a lottare nonostante la miriade di ostacoli, a cominciare dalla sua nascita, e passando dalla sua morte e resurrezione e oltre. Quando scrivi di Fitz pensi alla parola perseveranza? Talvolta la sua vita sembra così terribilmente ingiusta!
RH: Hm. E il tuo lunedì com’è stato? Non ti pare che ogni qual volta c’è una cosa che devi assolutamente fare, la vita ti fa piovere addosso tutto il resto? Le tasse sono scadute, la tua auto fora una gomma lungo la strada e quando arrivi a casa non solo trovi il cane ammalato sul divano, ma devi portarlo di corsa dal veterinario e sperare di avere abbastanza denaro sulla carta di credito! La vita non è giusta. E quasi tutti i nostri eroi, nella vita reale, non avrebbero alcuna ricompensa e neanche il riconoscimento dei loro meriti. Eppure restano degli eroi. A ciascuno di noi viene data l’opportunità di essere l’eroe della nostra storia personale. Ciò non vuol dire che devi sposare il principe o la principessa, non significa che diventerai ricco o che la gente riconoscerà che hai cercato di essere una brava persona. La sola cosa che puoi guadagnare per certo è il poter dire “Il Signore sa che ci ho provato!” E anche tu, dentro di te, saprai di averci provato. Suppongo che per molta gente questo non sia abbastanza. Ma se riuscissimo a farcelo bastare, molti di noi avrebbero più gioia nella loro vita. Probabilmente il mio discorso suona come una predica. Ebbene, ieri era il giorno di Pasqua, quindi è probabile che ultimamente abbia riflettuto più del solito su certe cose.

ATTENZIONE, NELLA RISPOSTA ALLA DOMANDA SUCCESSIVA E' PRESENTE UN LIEVE SPOILER SUL DESTINO DEL MATTO

ASIM: L’ambiguità del Matto è un elemento affascinante di tutti i libri ambientati nel regno degli Antichi. Cosa ti ha portato a dipingere il Matto in questo modo?
RH: Credo che dovresti domandarlo a lui. E’ stato il personaggio più indisciplinato con cui abbia mai avuto a che fare. In principio era contemplato in una sola frase del mio schema, poi si è fatto largo di prepotenza nella storia, ha stravolto la trama, ha rivelato cose di alcuni personaggi che neppure io sapevo mentre teneva per sé tutti i suoi segreti, e infine è andato via verso il tramonto. Non so se creerò mai un altro personaggio come lui. A volte non so nemmeno se lo vorrei! Quali che siano le sue origini, sono stata felice di fare la sua conoscenza. Ciò però non vuol dire che sia stato facile averci a che fare per dieci anni della mia vita. I lettori mi fanno spesso delle domande sul Matto. Alla maggior parte di queste non so rispondere. Ho dei sospetti, e so delle cose di lui che non metterò mai per iscritto, ma alla maggior parte delle domande che mi vengono fatte rispondo così, “Non lo so. Lui non ne ha mai parlato con me.” Il Matto è sempre stato e rimane un personaggio estremamente riservato.

ATTENZIONE, NELLA RISPOSTA ALLA DOMANDA PRECEDENTE E' PRESENTE UN LIEVE SPOILER SUL DESTINO DEL MATTO

ASIM: Alcuni personaggi dei Mercanti di Borgomago (per esempio, Kennit) sono così pieni di difetti che può essere difficile relazionarsi con loro. Li hai creati così intenzionalmente?
RH: Oh, Kennit era Kennit, così come il Matto era il Matto. Ci sono persone come lui nel mondo reale, e così mi sono sentita giustificata a inserirlo nella storia. Kennit è quello che io considero un vero ‘cattivo’. Non uno di quei personaggi che si arricciano i baffi pensando “Amo il Male e farò sì che il Male governi il mondo”, ma uno che è stato ostacolato o imbrogliato dalla vita, e che è obbligato a vivere in un certo modo. Se hai mai cercato di dialogare con un esponente della fazione politica opposta alla tua nel tentativo di capire perché le vostre convinzioni sono in disaccordo, allora forse sai di cosa sto parlando. Tendiamo a svilire chi non la pensa come noi su questioni razziali, religiose, sul sesso, sull’aborto, sulle armi o sui vini! Certe persone ci sembrano cattive perché non sono d’accordo con noi. E sono le convinzioni di una persona a spingerla a fare cose sbagliate. Non c’è dubbio su questo. Ma non credo che colui o colei che sta compiendo una cattiva azione ne sia consapevole. Stanno semplicemente agendo secondo la loro logica personale. Nessuno è cattivo al cento per cento. Non credo ci sia qualcuno che pensi “Sono malvagio.” Con Kennit ho voluto affrontare proprio questo aspetto. Volevo cogliere uno sprazzo dell’uomo che sarebbe potuto essere, se la sua vita fosse andata in modo completamente diverso quando era più giovane.

ASIM: Hai gradualmente svelato le connessioni fra la serie di Borgomago e i romanzi dell’Assassino. C’è la possibilità che tu faccia ritorno in quel mondo per rafforzare ulteriormente tali connessioni?
RH: Non ne ho idea. E la mia risposta è abbastanza indicativa. Per tornare in quel mondo, dovrei avere come biglietto una storia davvero valida, una che debba svolgersi per forza in quel mondo e che meriti di essere raccontata. Non voglio passare le notti in bianco pensando “Ho bisogno di una storia sui Lungavista. Vediamo, chi avevo lasciato in sospeso e cosa posso fargli fare?” Almeno per me, non funziona così. Ciò non vuol dire che ho una cattiva opinione degli scrittori che lavorano in questo modo; al contrario, li invidio. E’ proprio il mio modo di scrivere che non funziona così. Se avessi un’idea straordinaria per una storia e dicessi “Ehi, tu potresti essere ambientata nel mondo dei Lungavista!”, mi sentirei rispondere “Non la penso così. Raccontami per come sono realmente o non farlo affatto.” E’ così che lavora la mia musa.

ASIM: Hai dato l’impressione di aver preso una direzione diversa con la nuova trilogia, con un po’ meno azione e una descrizione più complessa della società. E’ stata una scelta voluta, per discostarti dall’essenzialità dei Lungavista e di Borgomago?
RH: Oh, guarda come ho risposto alla domanda precedente! Nevare (protagonista di The Soldier Son) e la sua storia hanno dovuto attendere in coda per un po’, finché non è giunto il loro turno. Io non faccio mai molte scelte consce: sono certa che molte decisioni vengono prese in modo inconsapevole nella mia testa, ma per lo più sto seduta davanti al computer, con le tende scostate, e c’è qualcuno in piedi in una macchia di luce che aspetta di cominciare a dettare. Penso che sia per questo che gran parte delle mie storie sono scritte in prima persona.

ASIM: In Australia abbiamo avuto la fortuna di vedere ristampati i romanzi firmati Megan Lindholm. Ho letto che non riesci a più trovare il tempo di scrivere novelle in stile Lindholm ma che hai intenzione di pubblicare delle storie brevi con quel nome. E’ difficile “mettere da parte” Robin Hobb per scrivere come Megan Lindholm?
RH: Di nuovo, è come ho detto prima. L’idea per una storia è di solito abbastanza chiara sia che la scriva come Lindholm o come Hobb. Vorrei avere un tempo illimitato da dedicare alla scrittura, ma suppongo che se non prendessi l’impegno di terminare un libro entro una certa scadenza lavorerei in modo esitante e discontinuo. Così, avere una scadenza mi obbliga a finire la storia e dire “Eccola qua, non riprenderò a giocarci di nuovo.” L’impegno contrattuale a terminare un libro è ciò che taglia il tempo a disposizione per scrivere storie brevi, come Lindholm, come Hobb o con qualsiasi altro nome. Ho un’enorme quantità di storie che vorrei scrivere ‘un giorno’. Spero mi venga data la possibilità di raccontarle tutte.

ASIM: Cosa dobbiamo aspettarci per il prossimo futuro?
RH: Ora come ora, non lo so. Mi sono volutamente concessa due mesi di pausa dalla scrittura. Questo non significa che non stia scrivendo. Vuol dire che sto testando un certo numero di idee per libri e racconti futuri, senza che mi siano stati commissionati. Voglio vedere dove mi porteranno queste idee e l’impressione che ne ricaverò. Quanto è forte questo personaggio? Può sostenere il peso di un intero libro o crollerebbe dopo un racconto? Questa idea andrebbe bene per un romanzo, per una storia breve o per una singola sentenza? I tempi sono già maturi per scrivere questo libro, o è meglio lasciarlo fermentare un po’? Molto spesso, per me, un libro deve aspettare fintanto che tutti i personaggi secondari e le trame minori non acconsentono a presentarsi alle prove. A volte ci vogliono anni. Altre volte trovo che il libro è già tutto lì, ma avevo erroneamente pensato che si trattasse di tre libri differenti. Tutto ciò che devo fare è mettere insieme le tre idee di base e, tutto a un tratto, ecco che il libro è pronto per essere scritto.

ASIM: Hai in progetto di tornare presto in Australia?
RH: Ho dato un taglio ai miei viaggi quest’anno. Ho bisogno di trascorrere del tempo a casa e fare alcuni lavori di manutenzione. La casa e il cortile cominciano ad avere un aspetto piuttosto trasandato. Così, l’unico viaggio in programma quest’anno sarà al Worldcon, alla fine di agosto in Giappone. A parte questo, le mie uniche mete saranno il negozio di vernici, quello di articoli da giardino e altri posti del genere.

ASIM: Robin Hobb, ti ringrazio per aver volato con l’Andromeda Spaceways.
RH: Grazie per avermene offerto la possibilità! Buon quinto anniversario, vi auguro tanti di questi giorni!

Intervista Originale - Andromeda Spaceways - 18.02.2008

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