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Abbracciare la Musa
Oggi mi sono svegliata alle 5:30 del mattino. Un orario ridicolo. Dalle finestre della mia camera all’hotel Le Manoir di Epinal filtrava luce, ma il rumore del traffico e persino il canto degli uccelli si sentivano appena. Sapevo che era assurdo essere sveglia. Mi aspetta una lunga giornata agli Imaginales. Una colazione con i lettori, una conferenza sul prezzo della magia (Pratiquer la magie… et en payer le prix?). Ci saranno (spero) molti libri da firmare, tazze di tè e chiacchiere da condividere, e in tarda serata (tarda per me) una cena con gli altri ospiti e con lo staff degli Imaginales. Avevo bisogno di dormire ancora. Era sciocco da parte mia essere sveglia.

Il sonno non sarebbe tornato.

Allora sono rimasta nel mio comodissimo letto e ho ragionato su alcuni dei miei enigmi filosofici preferiti. Quando ancora una volta non sono riuscita a risolverne neanche uno, i miei pensieri hanno vagato verso Fitz e il Matto, e verso un nodo della trama che è stato ostico fin da quando ho cominciato a scrivere questa trilogia.

Non farò spoiler. Dirò solo che fin dall’inizio c’è stato un enorme crepaccio nella mia trama. Conoscevo il sentiero che conduceva lì. Dall’altra parte riuscivo a vedere il percorso fino alla fine del libro. Man mano che mi avvicinavo a quel crepaccio, la stesura diventava sempre più lenta. Avevo immaginato ponti, folli balzi, corde sospese e dirigibili (metaforicamente parlando, è ovvio) che avrebbero permesso ai miei personaggi di attraversare. Tutti gli stratagemmi per portarli dall’altra parte erano marchingegni fragili e mal costruiti. Li avrei posizionati e avrei finto che, arrivata a quel punto, potessero sostenere il peso della storia. Ma sapevo che nel momento in cui Fitz o il Matto vi avrebbero messo piede sopra, essi si sarebbero sbriciolati in frammenti di Deus Ex Machina precipitando nel vuoto.

Questa mattina, senza motivo, all’improvviso ho visto il ponte. Scintillante come l’argento, più resistente dell’acciaio, più delicato della tela di un ragno e progettato con altrettanta eleganza. Era lì. Solcava il vuoto alla perfezione, e d’un tratto ho potuto vedere che c’erano tutti i cavi di supporto, tutte le strutture che ricollegavano agli eventi dell’Apprendista assassino, delle Cronache delle Giungle della Pioggia e dei Mercanti di Borgomago. Era tutto lì e c’era sempre stato. Non come se avessi creato qualcosa di nuovo nella mia mente. Piuttosto come se avessi ricordato un sentiero che una volta avevo percorso e poi dimenticato.

Quindi, eccolo lì. Il ponte splendente. Aspetta noi, e tutto ciò che ho voglia di fare stamattina è aprire i miei file e far viaggiare i miei personaggi nella sua direzione.

Ma… gli Imaginales! Buoni amici, buona conversazione, buon cibo. Libri su cui fare la dedica, lettori da incontrare.

E lo scintillante ponte d’argento, che luccicherà in fondo ai miei pensieri per tutto il giorno...

Se oggi dovessi incontrarvi e non riconoscervi, se non riuscissi a concentrarmi sul discorso, se cercassi di presentarvi Office Kat e all’improvviso non riuscissi a ricordare il suo nome, o il vostro, o persino il mio… Ebbene, probabilmente fingerò che sia colpa del jet lag. Ma la verità è che non andrò agli Imaginales quest’oggi. Non con ogni parte di me, almeno. So che mi dovrei scusare.

Ma non posso. C’è il ponte, e ogni momento che passa le parti della trama, gli eventi, i dialoghi, persino gli ostacoli stanno andando al loro posto. Non riesco a smettere di pensarci. Voglio portarmi dietro il notebook e appuntare parti di dialogo.

Calza. Calza alla perfezione.

Imaginales, per quanto vi ami, oggi sono in viaggio attraverso il Regno degli Antichi invece di passeggiare lungo gli argini e le strade di Epinal.


Robin Hobb

Robinhobb.com | Embracing the Muse - 28.05.2015
traduzione di Barbara “The Fool
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