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io9.com - Feb.12
Robin Hobb rende omaggio alla persistente influenza di Anne McCaffrey


Lo scorso anno, con la scomparsa di Anne McCaffrey, abbiamo perso una grande icona della fantascienza e del fantasy. Ora Robin Hobb, autrice di numerosi romanzi fra i quali l’imminente La città dei draghi, rende omaggio alla McCaffrey in una nuova intervista, rielaborata dal materiale promozionale per il suo nuovo libro.



La città dei draghi è il terzo volume delle tue Cronache delle Giungle della Pioggia, che stanno rapidamente acquistando fama nel canone contemporaneo della tradizione draghesca. Come sappiamo, molta della popolarità dei draghi nel genere fantasy deriva dalla leggendaria Anne McCaffrey e dai suoi romanzi dei Dragonieri di Pern. Hai tratto qualche ispirazione dalla McCaffrey nello scrivere le tue storie delle Giungle della Pioggia?

Lessi la maggior parte dei libri di Pern molti anni fa. Una cosa che realizzai subito fu che erano libri di fantascienza, non fantasy. Il primo indizio fu la trascrizione fonetica di un composto chimico; non dirò altro perché ad oggi nuovi lettori stanno ancora scoprendo Pern e non voglio fare anticipazioni a nessuno! Ma li ho letti come romanzi di fantascienza piuttosto che fantasy, e quando li si guarda in quel modo, è un piacere svelare i vari indizi sulla storia di Pern.

Penso che fra le orde di draghi che hanno ispirato varie parti delle mie storie ci siano quelli di Anne McCaffrey. C’è Smaug, naturalmente, e il Drago Recalcitrante, e una schiera di draghi senza nome divoratori di fanciulle. Ritengo che Anne McCaffrey sia riuscita molto bene in una cosa: fare sì che i suoi draghi e la cultura sviluppata su Pern avessero senso, dal punto di vista biologico e sociale. Potrei quindi aver tratto questo dai suoi libri; volevo essere sicura che i draghi nella mia storia, seppure fantasy, avessero fondamenti razionali. E che questi enormi predatori fossero verosimili nel loro contesto ecologico e biologico.



In modo molto simile alla McCaffrey, nelle tue storie giochi con i confini, con le aspettative, sovvertendo le regole sugli eroi maschili, creando protagoniste femminili autorevoli, e umanizzando quelli che molti definirebbero “mostri” o esseri mostruosi. (I tuoi draghi sono certamente delle bestie!) Cosa ti porta a spingere in là i confini della sensibilità moderna in ogni romanzo che scrivi?

Credo che “spostare i confini” sia una delle cose che il fantasy sa fare meglio, e anche una delle principali ragioni per cui molti di noi amano questo genere. Se volessi leggere di un mondo che ha la stessa sensibilità, le stesse culture e condivide le stesse regole del nostro, prenderei un romanzo storico o un libro di narrativa contemporanea. Tutto il fantasy, penso, comincia con un “cosa accadrebbe se” e da lì si sviluppa. Abbiamo fantasy storici o di “storia alternativa” in cui le guerre si sono concluse in modo diverso e la storia prende le mosse da lì. Ma abbiamo anche fantasy a pieno titolo in cui gli scrittori possono esplorare mondi dove le culture si sono sviluppate in modi molto diversi o dove esiste la magia e la scienza non si è mai pienamente affermata. Perciò io non percepisco l’esistenza di alcun confine nel fantasy. Se se sei in grado di pensare a qualcosa, puoi scrivere una storia che ne parli.



Le Giungle della Pioggia ti hanno fornito un vivido arazzo per parlare della tossicità del nostro ambiente, sia emozionale che fisica. Andando avanti nel tempo, ti sembra che più persone diano retta agli avvertimenti intessuti nei tuoi libri oppure senti che c’è più bisogno che mai, da parte tua e di altri scrittori, di usare la narrativa come veicolo di consapevolezza e di cambiamento?

Piuttosto che cercare di dare consigli, io scrivo storie. Non è mia intenzione fare la predica o mettere in guardia; tutte le mie storie si riconducono al fantasy del tipo “cosa accadrebbe se?” Di fatto, il Fiume delle Giungle della Pioggia e i suoi improvvisi straripamenti di acqua acida traggono origine da conseguenze reali dell’attività sismica. L’acqua acida bollente di un lahar (una fuoriuscita improvvisa di acqua, fango e detriti scatenata da un vulcano attivo) può infatti colare fino a un fiume e mutare in modo sostanziale il suo corso, oltre ad aumentarne l’acidità. Perciò, quello che sta accadendo nelle Giungle della Pioggia, escludendo la magia lì esistente, è un evento del tutto naturale. Non c’è molto che la gente possa fare per prevenire un’eruzione vulcanica, quindi non sto affatto mettendo in guardia contro questi eventi, a parte ricordare che dobbiamo ancora rispettare la ‘Natura rossa di zanne e d’artigli’ (N.d.T. ‘Nature red in tooth and claw’ è un’espressione di A. Tennyson).

Venendo alla tossicità emotiva, essa esiste in ogni forma di letteratura e in ogni canzone che conosco. Non penso di dare avvertimenti al riguardo, quanto piuttosto di riconoscere che ciò che facciamo alle altre persone in nome dei nostri interessi può avere conseguenze a lungo termine, la cui eco talvolta arriva molto lontano dalla nostra piccola cerchia. Le storie riguardano fondamentalmente le persone, anche quando queste sono conigli (La collina dei conigli) o robot. È l’elemento umano che ci fa continuare a sfogliare le pagine.

So che alcuni autori scrivono storie per accrescere la consapevolezza dei lettori su argomenti di loro personale interesse. Non penso che sarei brava in questo; quando mi creo un’opinione, temo di avere una mano pesante nell’esprimerla e credo che i lettori se ne stancherebbero presto. Penso che a nessun lettore piaccia essere martellato da uno scrittore, persino se si tratta dei diritti delle donne o di mettere fine a un pregiudizio. Di certo NON è questo il motivo per cui io prendo un libro di narrativa!



Non hai timore di esplorare storie d’amore non convenzionali né di sostenere relazioni omosessuali; come hanno risposto i lettori alla tua apertura mentale?

Mi piace scrivere di una grande varietà di personaggi, e credo che ai miei lettori piaccia leggere di loro. Ancora una volta, è ciò che il genere fantasy fa meglio: ci permette di esplorare i “cosa accadrebbe se” di questioni di grande importanza, senza offrire necessariamente delle risposte. Penso che nel fantasy l’orientamento sessuale, come la razza, la cultura e l’età, diventi solo una sfaccettatura del personaggio, e non per forza la più importante. Se un personaggio è un vampiro gay con la dipendenza dal gioco d’azzardo, diventa molto difficile stabilire quale aspetto sia più interessante o quale determinerà il corso della storia. E non penso che i lettori vogliano davvero dei personaggi con un solo tratto di rilievo, come ‘il nero’ o ‘il gay’ o ‘il bambino che sta morendo di una malattia incurabile’. Mi piace leggere di personaggi coi quali condivido alcuni aspetti chiave che mi permettono di identificarmi con loro, ma allo stesso tempo talmente diversi da me che mi entusiasmo nel seguirli in quell’avventura.

Uno dei superpoteri del fantasy è la possibilità di scrivere storie in cui qualcosa di scioccante o inaccettabile o anche solo discutibile diviene, nell’ambientazione di fantasia, del tutto ordinario. In seguito, nell’esplorarlo in quel contesto, potremmo trovarci a considerare per quale motivo è scioccante, inaccettabile o duro nella vita reale. Così abbiamo storie di fantascienza che parlano di eutanasia, di controllo totale della popolazione, di bambini creati in laboratorio, di società dominate da intelligenze artificiali, e pongono l’interrogativo ‘cosa accadrebbe se’. E abbiamo storie fantasy in cui qualcuno ottiene tre desideri, o scopre di avere un talento per la magia, o sceglie di cominciare a bere sangue, e ci chiediamo nuovamente ‘cosa accadrebbe se’. È di questo che tratta il nostro genere. Senza limiti e senza restrizioni.



About.com ha pubblicato un articolo meraviglioso sull’eredità di Anne McCaffrey, che menziona il suo acclamato romanzo La nave che cantava. Sebbene sia molto diverso dai tuoi Mercanti di Borgomago, mi ha indotto a chiedermi: come sono nate dalla tua vivida immaginazione queste entità senzienti [SPOILER - La nave del destino] di legno di drago?

Mio marito è un ingegnere navale, e discende da una lunga tradizione di uomini di mare. Nei primi anni della sua carriera, riuscivo spesso a trascorrere parte dell’estate o qualche giorno a bordo delle barche su cui lavorava. Venni presto a sapere che c’è una ragione per cui le navi hanno un nome: ogni imbarcazione sembrava possedere davvero una propria personalità. C’erano barche che sembravano sempre comportarsi bene, non importava che ci fossero problemi di manutenzione o una tempesta, e altre sulle quali il più piccolo problema pareva scatenare una reazione a catena di malasorte e di tremendi mal di testa. Le navi, indipendentemente dall’equipaggio a bordo, sembravano avere una loro naturale personalità. Per generazioni i marinai hanno attribuito caratteristiche umane alle loro navi. Io ho solo mosso un passo più in là.



Le cronache delle Giungle della Pioggia, come il fiume da cui prendono il nome, sono una mistura bollente di intrighi, di relazioni velenose, di riti di passaggio e di rinascite. Come hai visto evolversi la serie dal Custode del drago in poi, e come si è evoluto questo ‘mondo’ dai Mercanti di Borgomago e dagli altri romanzi precedenti?

Piuttosto che un’evoluzione, io la vedo come una progressione naturale. Le persone e i draghi mutano e crescono, e nel farlo, i loro rapporti cambiano. Così lo sviluppo della storia, la trama, è influenzata dai personaggi. Senza fare molti spoiler a coloro che non hanno letto I Mercanti di BorgomagoLe cronache delle Giungle della Pioggia, dirò che gran parte della trama ha a che fare con enormi predatori che stanno tornando nel luogo a cui appartengono. Proprio ora, nel nostro mondo naturale, c’è un parallelo molto interessante. I boschi di pioppi si stanno riprendendo grazie alla reintroduzione dei lupi in alcuni dei nostri parchi e delle nostre aree naturalistiche. Il declino dei pioppeti, che si riproducono in larga misura attraverso una forma di clonazione, stava danneggiando via via tutte le forme di vita selvatiche, dai cervi agli uccelli ai piccoli mammiferi. I boschi stavano recedendo a causa dei troppi pascoli. Ora, naturalmente, la reintroduzione dei lupi determinerà anche la caccia da parte di altri predatori, come l’uomo, e potrebbe inoltre avere effetti sull’attività degli allevatori. Quindi, se cambi un solo fattore nel mondo naturale, ottieni come scrittore un enorme parco giochi per altri cambiamenti e per altri intrecci.

Le cronache sono una conseguenza naturale di tutto ciò che è successo nella trilogia dei Mercanti, inclusa l’accoglienza nelle Giungle della Pioggia di una comunità di schiavi liberati, e lo sviluppo di una nuova tecnologia navale. Penso che il fantasy non possa davvero esprimere a pieno il suo potenziale se racconta di un mondo statico. La fine di una storia non dovrebbe riportare tutte le situazioni, intatte, al punto di partenza. Una storia dovrebbe concludersi quando viene raggiunto un nuovo equilibrio e dove avrebbe inizio, secondo logica, la storia successiva.


io9.com | Robin Hobb pays tribute to Anne McCaffrey’s enduring influence - 12.1.2012
traduzione di Barbara “The Fool
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