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SFX - Mar.13
C’è una splendida citazione di George R.R. Martin sul retro di Blood of Dragons: “I libri di Robin Hobb sono come diamanti in un mare di zirconi.” Entrambi siete affascinati dai draghi: perché, secondo te, queste bestie mitiche e maestose esercitano tale interesse sui fan del fantasy?

I draghi, nel mio modo di pensare, non sono altro che un’altra ‘razza’ di creature senzienti. Vediamo molti elfi, nani, orchi, goblin, giganti e, ovviamente, draghi. Quando introduciamo queste altre creature intelligenti nei mondi fantasy, ci chiediamo uno dei grandi “E se...” del fantasy: e se la razza umana dovesse competere con altre creature intelligenti, che le contendessero territorio, tesori, cibo eccetera? E se queste non rispettassero ciò che reclamiamo così come noi non rispettiamo ciò che reclamano gli elefanti o i lupi o — posso dirlo? — gli indigeni, così detti popolazioni primitive? 
 
Ma è più complicato di così. Ci sono sempre state storie di draghi e di creature simili ai draghi. Talvolta i draghi divorano fanciulle e dormono su montagne di tesori, altre volte sono creature antiche e di grande saggezza. Penso che quando uno scrittore scrive di draghi, non faccia altro che fare ciò che gli scrittori di fantasy hanno sempre fatto.



Ci sono state sfide particolari nel concludere Le cronache delle Giungle della Pioggia con Blood of Dragons e chiudere tutte le differenti trame?

La sfida è sempre quella di trovare il punto giusto per chiudere il libro. Le regola che seguo io è che ogni libro dovrebbe finire dove il successivo dovrebbe logicamente iniziare. So che alcuni lettori vorrebbero vedere tutte le fila della trama annodate e tagliate, ma la vita non funziona a quel modo. C’è sempre qualche filo lasciato sospeso, con un indizio o due su cosa potrebbe succedere poi. Credo che l’unico modo per chiudere definitivamente tutte le fila di una trama al termine di un libro sarebbe concludere una storia con ‘e poi cadde un gigantesco asteroide!’



La prima volta che scrivesti del mondo delle Giungle della Pioggia fu nella serie I Mercanti di Borgomago nel 1998. È cambiato molto negli anni e nei decenni?

Tutti i luoghi cambiano con il passare degli anni. Perciò, certamente, le Giungle della Pioggia sono cambiate. La popolazione è aumentata, e ci sono più villaggi periferici lungo il fiume. Come narrato nella trilogia di Borgomago, c’è stato un flusso di Tatuati e questo ha influenzato quella che era stata fino ad allora una cultura abbastanza omogenea. E poi ci sono i draghi... Le cose cambiano quando aggiungi un predatore maggiore in cima alla catena alimentare.



Le cronache delle Giungle della Pioggia si svolgono contemporaneamente agli eventi delle serie precedente, L’uomo ambrato. Le due serie finiscono nello stesso periodo o ci sono dei “sorpassi” da parte dell’una o dell’altra serie?

È un po’ uno spoiler, ma L’uomo ambrato termina con Ardighiaccio che emerge dal ghiacciaio sull’isola di Aslevjal. Quindi, se tecnicamente alcuni eventi de Il custode del drago hanno luogo prima di questo fatto, passa un bel po’ di tempo nei quattro volumi e tutti gli eventi ne Il rifugio del drago, La città dei draghi e Blood of Dragons avvengono diversi anni dopo la fine del Destino dell’assassino. Ci sono certamente delle commistioni con I Mercanti di Borgomago, ma come potrebbe essere altrimenti, dato il ruolo che la famiglia Khuprus ha avuto nel ritorno dei serpenti e nell’offerta di asilo ai Tatuati? Alcuni personaggi importanti di quella trilogia saranno in evidenza, altri appariranno soltanto per pochi paragrafi e altri saranno parte delle fila principali della trama.



Il concetto di flussi di memoria è centrale in Blood of Dragons e si delinea anche la possibilità che le memorie del leggendario drago Tintaglia svaniscano se lei muore...

I ricordi sono estremamente importanti per i draghi poiché posseggono memorie ancestrali, nel senso che ereditano le memorie del loro lignaggio. Ora, i custodi dei draghi delle Giungle della Pioggia non hanno memorie ancestrali, ma con i flussi di memoria stanno acquisendo informazioni sul passato della città e degli antichi che vissero li un tempo. Stanno ristabilendo una cultura, per così dire. Quando scoprimmo Pompei ottenemmo un enorme quantità di sapere semplicemente osservando agli artefatti abbandonati lasciati al loro posto e i meravigliosi mosaici. Così, in un certo senso, abbiamo usato la loro pietra della memoria per camminare in quel tempo. Immagina di poter posare la mano su uno di quei mosaici e conoscere i pensieri dei suoi creatori. Quanto profonda sarebbe la conoscenza che acquisiresti? E se tu fossi in una situazione in cui dovessi vivere a Pompei, con lo stesso clima, terreno e altre risorse, potresti acquisire importanti conoscenze su cosa funziona e cosa no. Ma ovviamente c’è un costo per la conoscenza. C’è sempre un costo...



Il titolo di Blood of Dragons si riferisce a come il sangue di drago e altri ingredienti vengono usati come portentose medicine?

“Sangue” nel titolo si riferisce a molte cose! Penso sempre che i titoli debbano avere diverse funzioni. Puoi pensare al sangue come al sangue di drago ricercato per scopi medici, o alle discendenze dei draghi preservate, o ai custodi dei draghi e al loro compito di preservare le discendenze dei draghi.



Ami rappresentare la magia come una forza positiva?

Non sono sicura... Vedi la tecnologia come una forza positiva? È la stessa domanda. Nel fantasy, la magia è spesso ‘l’alta tecnologia’ del momento, spesso a disposizione di pochi eletti, in maniera molto simile al computer che sto usando ora. Quindi, dovrei usare questo computer per accedere a informazioni sulle formiche spinose dal dorso dorato per il compito di mio nipote, o lo dovrei usare per circuire i bambini degli altri? La magia è esattamente così. Non credo che nessun tipo di potere sia essenzialmente buono o cattivo. Tutto sta nell’uso che ne viene fatto.



Il successo dei libri delle Cronache del ghiaccio e del fuoco e della serie televisiva — insieme ai film sul Signore degli Anelli e su Lo Hobbit — hanno introdotto il fantasy a un pubblico completamente nuovo e hanno reso il genere molto più accettabile in più ampi termini letterari. Pensi che i tuoi libri funzionerebbero altrettanto bene in televisione o al cinema?

A mio parere, il riuscito passaggio delle Cronache del ghiaccio e del fuoco e del Signore degli Anelli a film è raro e meraviglioso. Questo nonostante il fatto che molte sfumature sono andate perse nel processo e nonostante il fatto che a volte i personaggi hanno dovuto spiegare ai telespettatori cose che il lettore sapeva in virtù del racconto. Penso in effetti che le storie brevi si possano tradurre in film molto meglio che i romanzi. Quindi, se mi fosse data la possibilità di vedere uno dei miei lavori in un film, sia per la televisione che per il grande schermo, sceglierei di iniziare con un lavoro molto più corto per vedere come i personaggi e le fila della trama sopravvivono.



Ora che la serie è finita, intendi tornare alle Giungle della Pioggia in futuro?

“Come si può sapere se qualcuno farà una cosa prima che l’abbia fatta?” Mi piace molto quella battuta! Ho una lunghissima fila di libri possibili nella mia testa, inclusi alcuni di Megan Lindholm, e stanno tutti reclamando attenzione. ‘Scegli me, scegli me!’ È difficile decidere cosa verrà poi. Ho molte storie quasi finite sul mio computer, e con questo intendo ‘lavora a questa storia per altri sei mesi e non sarai in imbarazzo a mostrarla a qualcuno’. Tornerò al mondo delle Giungle della Pioggia? Dirò quello che dico sempre in questi casi. Se una storia davvero convincente mi verrà in mente, una che richiede di essere ambientata in quello scenario, allora non esiterò. Ma non scriverei una storia su quello che succede alla pronipote di qualcuno solo per avere la scusa di ambientarla in quel mondo in modo che i lettori comprino un nuovo libro.


SFX | Robin Hobb Interview - 18.3.2013
Traduzione di Eilan
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