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The British Fantasy Society - Mar.13
Robin Hobb è da tempo annoverata fra i più grandi nomi del genere fantasy e quest’anno uscirà il volume conclusivo della sua ultima serie, oltre a un racconto ambientato nello stesso mondo. Avendo una carriera di enorme successo ed estimatori ovunque, è quindi un’autrice che non ha bisogno di molte presentazioni.

Sono pochi i lettori di fantasy che non sono stati catturati dalla magia degli Antichi e dei Lungavista, affascinati dai Velieri parlanti o intrigati dalla diversa ambientazione del Figlio soldato; ancora meno sono quelli che non hanno ancora speculato su cosa verrà dopo le Cronache delle Giungle della Pioggia, per cui è particolarmente emozionante intervistare Robin in vista della loro conclusione.


Blood of Dragons è l’atteso finale delle Cronache delle Giungle della Pioggia, e forse l’ultimo tassello del puzzle di Kelsingra. Cosa devono aspettarsi i lettori da questo volume?

Spero di cuore che lo giudichino una conclusione soddisfacente per questa parte della storia. Stabilire dove far terminare un libro, o addirittura quattro libri, ha un’importanza fondamentale. Ho deciso molto tempo fa che ogni storia dovesse finire là dove cominciava la successiva. Lo vediamo nei vecchi racconti, che si concludono con un matrimonio, o con la morte di un eroe, o con la tregua alla fine della guerra. Quando si lavora con molte sottotrame è più difficile. Nella vita è rarissimo che eventi multipli si concludano ordinatamente allo stesso tempo. Molto spesso, la cosa migliore che uno scrittore può fare è trovare un punto di arresto dove i lettori possono accettare che alcune cose abbiano una buona conclusione e che altre, con tutta probabilità, siano proprio dietro l’angolo. Mi auguro che questa serie risponda a molte domande dei lettori, rimaste in sospeso dalla trilogia dei Mercanti, ma anche dai Lungavista e dall’Uomo ambrato. Davvero, le storie sono tutte collegate.



Quando hai capito che la serie avrebbe richiesto quattro libri e quali elementi hanno sforato rispetto alle tue intenzioni originali?

Quanto mi imbarazza ammetterlo! Riflettendo sulla produzione a firma Hobb, mi ero resa conto che, per chiunque, il pensiero di avventurarsi in una serie di nove libri poteva essere scoraggiante. Così decisi di scrivere un romanzo autoconclusivo che permettesse ai lettori di sperimentare il mio stile e il tipo di storia, una sorta di introduzione al mio mondo. Speravo fosse una piacevole esca che avrebbe soddisfatto chi voleva una storia completa prima di immergersi nella trama narrativa più grande. Doveva essere un libro che potesse essere letto e apprezzato anche da chi non era mai entrato nel mio mondo.

Fallii miseramente. Il manoscritto era troppo lungo e fu consegnato molto tardi. L’editore decise allora di dividerlo in due parti per accelerare la revisione. Ecco come Il custode del drago divenne il primo volume e Il rifugio del drago il secondo. Non appena conclusi Il rifugio, seppi che volevo esplorare quella città MOLTO più di quanto avevo fatto. Pensai quindi di scrivere un altro libro. Ancora una volta, risultò troppo lungo. Divenne così La città dei draghi e Blood of Dragons.

Desidero ancora scrivere, un giorno, un libro autoconclusivo che dia modo a nuovi lettori di sperimentare il mio mondo.



I draghi delle tue storie sono ormai pronti a dominare il mondo e a cambiarne l’aspetto. Cosa ti affascina di queste creature?

Cosa accadrebbe se l’umanità dovesse confrontarsi con un’altra specie in cima alla catena alimentare e altrettanto arrogante nell’impadronirsi delle risorse naturali? Cosa accadrebbe se [i draghi] liquidassero le nostre rivendicazioni su terra e bestiame come le sciocche pretese di una specie dalla vita breve? È questo che mi affascina. Guardo il modo in cui abbiano ignorato i diritti territoriali di specie chiaramente intelligenti, come gli elefanti, e mi chiedo come reagiremmo noi a qualcosa di simile. Lasciamo che un po’ di draghi sconvolgano l’equilibrio di un mondo fantasy consolidato e vediamo cosa succede.

Draghi e creature simili a draghi, inoltre, appaiono in così tante mitologie in tutto il mondo che mi chiedo cosa li abbia ispirati nelle loro molteplici forme.



Jackie Morris, come molti sapranno, è la copertinista attuale dei tuoi libri. Artista e scrittrice britannica affermata, lo stile unico di Jackie si è adattato perfettamente ai draghi e alle creature meravigliose delle tue storie. Come è successo e quante indicazioni dai sull’aspetto dei personaggi?

Ho rivolto questa domanda anche a Jackie, nella speranza che ci racconti direttamente lei la storia. Quante indicazioni fornisco sull’aspetto dei personaggi? Davvero poche. L’ho scoperto nel corso degli anni attraverso i lavori di diversi artisti. Quelli bravi hanno idee molto migliori delle mie. Se do un’opinione non faccio altro che confondere le acque. Quando l’arte diventa un progetto di gruppo, penso che la genialità risulti per forza diluita.

Ed ecco il racconto di Jackie: “La collaborazione cominciò in modo singolare. A Jane Johnson venne spedita una cartolina natalizia, una di quelle che avevo disegnato per il Musicians Benevolent Fund. Mi inviò una e-mail per sapere se era disponibile una stampa e chiese di mandarla alla Harper Collins. Nel frattempo stavo leggendo questi libri incredibili di Robin Hobb. Così, quando ricevetti una e-mail da Jane, in cui si diceva molto contenta della stampa e domandava se potesse interessarmi ridisegnare le copertine di alcuni romanzi fantasy, risposi (perché carica di lavoro in quel periodo) di sì, ma solo se erano di Robin Hobb. Coincidenze tanto eccezionali non capitano spesso.

Credo di aver realizzato venti copertine finora e non vedo l’ora di farne altre.

Lavoro su copertine grandi più del triplo rispetto al libro finito e le dipingo con colori ad acqua. Per lo sfondo uso la foglia d’oro e il dipartimento artistico ha dovuto sviluppare una tecnica speciale proprio per i libri di Robin, così da poterli stampare in quel modo usando inchiostri metallici.

Per quanto riguarda le indicazioni, Robin le fornisce davvero tutte se leggo con attenzione e mi sforzo di visualizzare ciò che lei descrive. Da quando la conosco meglio, ora invio i bozzetti a Jane, a Emma (entrambe editor alla HC) e anche a lei; talvolta Robin vede il lavoro prima degli editor.

Amo lavorare sulle copertine e spero di aver dato ai libri un aspetto elegante. Le copertine presentano molte difficoltà e bisogna sperimentare e creare qualcosa che riesca davvero a catturare lo sguardo e a spiccare su scaffali carichi di volumi.

Una cosa che adoro fare è trovarli nelle librerie; è meraviglioso quando ne hanno tanti, di solito con la copertina a vista. Il testo impresso è così elegante. Penso che sia l’originale di John Howe. È perfetto.

Sono la più fortunata di tutti perché ricevo in anticipo i manoscritti di Robin per ideare le copertine; amo venire a sapere, ogni volta, che un altro libro si avvicina alla conclusione.”

Aggiungo solo che, se amate l’arte e le belle fotografie, una visita al sito web di Jackie è doverosa.



Il concetto di flussi di memoria è centrale in Blood of Dragons e si delinea anche la possibilità che le memorie del leggendario drago Tintaglia svaniscano se lei muore...

I ricordi sono estremamente importanti per i draghi poiché posseggono memorie ancestrali, nel senso che ereditano le memorie del loro lignaggio. Ora, i custodi dei draghi delle Giungle della Pioggia non hanno memorie ancestrali, ma con i flussi di memoria stanno acquisendo informazioni sul passato della città e degli antichi che vissero li un tempo. Stanno ristabilendo una cultura, per così dire. Quando scoprimmo Pompei ottenemmo un enorme quantità di sapere semplicemente osservando agli artefatti abbandonati lasciati al loro posto e i meravigliosi mosaici. Così, in un certo senso, abbiamo usato la loro pietra della memoria per camminare in quel tempo. Immagina di poter posare la mano su uno di quei mosaici e conoscere i pensieri dei suoi creatori. Quanto profonda sarebbe la conoscenza che acquisiresti? E se tu fossi in una situazione in cui dovessi vivere a Pompei, con lo stesso clima, terreno e altre risorse, potresti acquisire importanti conoscenze su cosa funziona e cosa no. Ma ovviamente c’è un costo per la conoscenza. C’è sempre un costo...



Il titolo di Blood of Dragons si riferisce a come il sangue di drago e altri ingredienti vengono usati come portentose medicine?

“Sangue” nel titolo si riferisce a molte cose! Penso sempre che i titoli debbano avere diverse funzioni. Puoi pensare al sangue come al sangue di drago ricercato per scopi medici, o alle discendenze dei draghi preservate, o ai custodi dei draghi e al loro compito di preservare le discendenze dei draghi.



Ami rappresentare la magia come una forza positiva?

Non sono sicura... Vedi la tecnologia come una forza positiva? È la stessa domanda. Nel fantasy, la magia è spesso ‘l’alta tecnologia’ del momento, spesso a disposizione di pochi eletti, in maniera molto simile al computer che sto usando ora. Quindi, dovrei usare questo computer per accedere a informazioni sulle formiche spinose dal dorso dorato per il compito di mio nipote, o lo dovrei usare per circuire i bambini degli altri? La magia è esattamente così. Non credo che nessun tipo di potere sia essenzialmente buono o cattivo. Tutto sta nell’uso che ne viene fatto.



Il successo dei libri delle Cronache del ghiaccio e del fuoco e della serie televisiva — insieme ai film sul Signore degli Anelli e su Lo Hobbit — hanno introdotto il fantasy a un pubblico completamente nuovo e hanno reso il genere molto più accettabile in più ampi termini letterari. Pensi che i tuoi libri funzionerebbero altrettanto bene in televisione o al cinema?

A mio parere, il riuscito passaggio delle Cronache del ghiaccio e del fuoco e del Signore degli Anelli a film è raro e meraviglioso. Questo nonostante il fatto che molte sfumature sono andate perse nel processo e nonostante il fatto che a volte i personaggi hanno dovuto spiegare ai telespettatori cose che il lettore sapeva in virtù del racconto. Penso in effetti che le storie brevi si possano tradurre in film molto meglio che i romanzi. Quindi, se mi fosse data la possibilità di vedere uno dei miei lavori in un film, sia per la televisione che per il grande schermo, sceglierei di iniziare con un lavoro molto più corto per vedere come i personaggi e le fila della trama sopravvivono.



Ora che la serie è finita, intendi tornare alle Giungle della Pioggia in futuro?

“Come si può sapere se qualcuno farà una cosa prima che l’abbia fatta?” Mi piace molto quella battuta! Ho una lunghissima fila di libri possibili nella mia testa, inclusi alcuni di Megan Lindholm, e stanno tutti reclamando attenzione. ‘Scegli me, scegli me!’ È difficile decidere cosa verrà poi. Ho molte storie quasi finite sul mio computer, e con questo intendo ‘lavora a questa storia per altri sei mesi e non sarai in imbarazzo a mostrarla a qualcuno’. Tornerò al mondo delle Giungle della Pioggia? Dirò quello che dico sempre in questi casi. Se una storia davvero convincente mi verrà in mente, una che richiede di essere ambientata in quello scenario, allora non esiterò. Ma non scriverei una storia su quello che succede alla pronipote di qualcuno solo per avere la scusa di ambientarla in quel mondo in modo che i lettori comprino un nuovo libro.


SFX | Robin Hobb Interview - 18.3.2013
Traduzione di Eilan
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